17 March 2021

9 Minuti di lettura

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Intervista a Raashi Sikka, VP of Global Diversity & Inclusion di Ubisoft

A febbraio di quest'anno Raashi Sikka è stata nominata VP of Global Diversity & Inclusion di Ubisoft, ruolo creato dall'azienda nell'ambito di un generale impegno a costruire un ambiente di lavoro inclusivo non solo all'interno di Ubisoft ma nell'intera industria dei videogiochi. Sikka sarà la responsabile di iniziative per la promozione di diversità e inclusione in tutti gli studi e gli uffici Ubisoft.

Il team di Ubisoft News ha incontrato Sikka a qualche settimana dall'inizio del suo lavoro. Ci ha raccontato quali sono state le sue prime impressioni, come è nato il suo interesse verso la diversità e l'inclusione, cosa pensa di questo settore e come tutti possono contribuire per rendere Ubisoft un ambiente più inclusivo e attento alla diversità.

UN News - Getting To Know Raashi Sikka - IMG 01

Qui di seguito riportiamo una sintesi dell'intervista.

Cosa puoi raccontarci della tua formazione e della tua carriera?

Raashi Sikka: Ho studiato media e comunicazione perché da sempre mi affascinano le storie e le diverse modalità della narrazione. Dopo il college, uno dei miei primi lavori è stato presso un canale televisivo di informazione di New Delhi, che si chiama NDTV. Mi hanno affidato il compito di organizzare la prima maratona televisiva indiana per raccogliere fondi per la tutela dell'ambiente. È stato un grande successo!

Poi mi sono trasferita a Mumbai per lavorare nel settore dell'intrattenimento, che non conoscevo affatto. Sono stata assunta da una piccola casa di produzione televisiva come Supervising Producer per Indian Idol, la versione locale di American Idol, e poi ho prodotto molti altri show.

Alla fine mi sono accorta che lavorare nei reality non mi piaceva. Quel genere di show ripropone una grande quantità di stereotipi. Questo non mi piaceva e volevo cambiare le cose, ma dato che quel settore non era pronto al cambiamento ho deciso di prendermi una pausa per decidere cosa volevo fare davvero.

All'epoca, Uber stava per lanciarsi sul mercato indiano. Era il 2013 e Uber non era un brand molto noto, ma ho deciso di tentare. Sono stata la prima impiegata dell'azienda a New Delhi. All'inizio ero la responsabile di marketing e comunicazione nella regione, ma dopo circa un anno sono stata trasferita al quartier generale della compagnia ad Amsterdam, per entrare nel team Talent.

Come mai ti sei specializzata in diversità e inclusione?

RS: Da impiegata, ho iniziato a notare che esisteva una sorta di archetipo aziendale del "giovane talento promettente". Io non corrispondevo a quell'archetipo, perciò quando sono entrata nel team Talent di Uber mi sono posta l'obiettivo di sfidare gli stereotipi e ampliare la definizione di "talento".

Negli anni ho svolto un ruolo attivo nell'incrementare l'inclusività di Uber grazie al lancio di gruppi regionali denominati Employee Resource Groups (ERG), ho guidato l'ERG "Women at Uber" e sono stata consigliera per la leadership su questi temi. Nel 2017, quando Ubisoft ha deciso di istituire un team D&I, ho avuto l'opportunità di prendervi parte. Il mio ultimo ruolo in Uber è stato Head of D&I per le regioni EMEA e APAC, e a livello globale per Uber Eats.

La tua prospettiva internazionale ha favorito il tuo interesse per D&I?

RS: Certamente. Quando ero bambina, i miei genitori hanno lasciato l'India per trasferirsi negli Stati Uniti. Volevano che avessi un'infanzia felice, al riparo dai pregiudizi e dalla discriminazione di cui sono vittime gli immigrati asiatici di prima generazione negli Stati Uniti. Per questo motivo sono cresciuta senza imparare l'hindi e ignorando in buona parte le mie radici culturali indiane. Quando siamo tornati in India ho subito uno shock culturale: ero circondata da persone che mi somigliavano ma che non parlavano come me, la cui cultura era diversa dalla mia.

Mi sono sempre sentita straniera ovunque, e questo ha influenzato la mia crescita. Per questo ho deciso di lavorare alla creazione di un ambiente inclusivo per me e per le altre persone. È parte della mia identità e del modo in cui vedo il mondo.

Nei tuoi lavori precedenti hai acquisito competenze o imparato lezioni che intendi applicare anche in futuro?

RS: Non credo che esistano competenze specifiche per ogni azienda, bensì competenze generali che si possono poi declinare nei diversi contesti. Il mio primo mese in Ubisoft è stato interamente dedicato all'ascolto, per imparare a formulare e generare una visione e una strategia condivise per l'intera azienda.

Avevo sentito parlare degli Employee Resource Group di Ubisoft e questo mi ha permesso di orientarmi fra uffici, regioni e studi. Avendo già guidato degli ERG in passato, so che si tratta di un compito arduo ma che regala grandi soddisfazioni. Vorrei costruire nuove sinergie tra i gruppi che già esistono e quelli che sono appena stati creati. Per esperienza personale, so bene che ruolo strategico possano rivestire gli ERG se supportati, riconosciuti e tenuti in considerazione dai vertici aziendali, e questo è il mio obiettivo.

Un altro settore a cui intendo dedicarmi è la produzione. Sono cosciente della pressione delle scadenze durante la realizzazione di un prodotto, sia dal punto di vista dell'intrattenimento che della tecnologia. Voglio scoprire come Ubisoft può realizzare giochi realmente inclusivi e come possiamo promuovere queste istanze inclusive anche a livello creativo.

Diversità e inclusione sono parole che si sentono sempre di più, ma cosa significano per te, in particolare in un'azienda come Ubisoft?

RS: È vero, soprattutto nell'ultimo anno si è sentito parlare sempre di più di diversità e inclusione, anche se spesso a sproposito. Al di là del significato letterale, queste parole per me simboleggiano le opportunità, il cambiamento, un mondo più inclusivo, ma anche fare la cosa giusta. Se non diamo valore a diversità, parità e inclusione, perdiamo moltissimo a livello sia umano che produttivo. Per Ubisoft è essenziale integrare la strategia D&I nella strategia aziendale. È innegabile che esista un legame tra una forza lavoro variegata e inclusiva, in un processo produttivo basato sulla parità, e l'inclusione, il realismo e la diversità nelle storie, nei mondi e nei personaggi dei videogiochi.

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Il mondo intero ha attraversato un processo di cambiamento nell'ultimo anno. Che impatto ha avuto su diversità e inclusione in ambito professionale?

RS: Gli eventi dell'ultimo anno hanno svelato le disuguaglianze che esistono in ogni ambito della società. Nell'ultimo decennio diversi paesi hanno fatto passi avanti nella parità di genere ed è aumentata la presenza di donne e persone non bianche nel contesto lavorativo, anche in ruoli dirigenziali. L'emergenza Covid ha comportato dei passi indietro. Per esempio, le statistiche ci dicono che a perdere il lavoro sono state in stragrande maggioranza le donne, in particolare per la crisi di settori come accoglienza turistica, educazione e commercio al dettaglio, che registrano un'alta occupazione femminile. La chiusura di asili e scuole ha avuto un effetto devastante per tante donne, che hanno dovuto lasciare l'impiego per occuparsi dei figli.

Se guardiamo agli effetti del Covid-19 sulle persone non bianche nel mondo, è evidente come queste ultime abbiano pagato un prezzo molto più alto.

Inoltre l'estate scorsa, grazie al movimento Black Lives Matter, il mondo intero è stato messo davanti all'evidenza che le istituzioni pubbliche e private non sono rette dal principio dell'uguaglianza. In molte organizzazioni, per la prima volta i leader hanno ammesso che la parità è ancora lontana e che moltissimo resta da fare per correggere le storture e creare nuovi sistemi che siano equi e paritari.

Cosa pensavi dei videogiochi prima di entrare in Ubisoft?

RS: Nell'industria dei videogiochi lavorano persone piene di passione. Ci sono molti problemi da risolvere in tema di D&I, ma allo stesso tempo ci sono grandi opportunità di miglioramento e di crescita.

Non penso sia un segreto: c'è ancora molto da fare per migliorare l'inclusività nei videogiochi. Sono nuova nel settore, perciò cerco di imparare e voglio comprendere meglio la realtà dei team Ubisoft e della community dei giocatori.

Hai iniziato a lavorare in Ubisoft il primo febbraio. Che impressione hai avuto?

RS: Già prima di iniziare, all'annuncio che avrei lavorato per Ubisoft, avevo ricevuto tantissimi messaggi di incoraggiamento e commenti positivi su LinkedIn.

Ora che sono qui, i team mi hanno regalato ore del loro tempo per farmi conoscere l'ambiente a livello di singole persone e di cultura aziendale. Ho ricevuto supporto e aiuto da tutti. Per prima cosa, mi hanno colpito la passione e l'amore di chi ci lavora. Inoltre l'azienda attribuisce molta importanza al cambiamento e l'atteggiamento generale è molto positivo.

Hai suggerimenti o consigli per chi vuole intraprendere azioni concrete per favorire diversità e inclusione sul proprio posto di lavoro?

RS: A prescindere dal percorso in D&I, il punto di partenza a mio avviso è educare se stessə, informarsi leggendo e ascoltando. Ci sono tante risorse disponibili da cui trarre informazioni, come video su YouTube, libri, film, podcast e articoli. Dopo questo lavoro di riflessione e sensibilizzazione personale, si può tradurre ciò che si è imparato in azione. Se esiste nella propria azienda, si può supportare un ERG o entrare a farne parte. Oppure si possono frequentare eventi di formazione sul tema o si può cercare di stabilire relazioni con persone che hanno una prospettiva diversa dalla propria.

Occorre tenere a mente che l'inclusione è un processo intenzionale. Contrariamente a quanto si crede, non siamo inclusivi per natura. Perciò bisogna ascoltare, leggere, riflettere sugli effetti delle proprie azioni: questo è il punto di partenza.

Inoltre quando si decide di dibattere di questi temi, bisogna essere consapevoli del fatto che probabilmente non sarà piacevole. Imparando e crescendo come persone, ci si imbatte in idee e prospettive nuove che all'inizio possono sembrarci difficili da comprendere. Bisogna accettare questa sensazione di disagio. Ma è importante nel corso di questo viaggio mantenere un'attitudine positiva e accogliente verso se stessə e nei confronti di chiunque ci si ritrovi di fronte.

Una volta completata la preparazione, nulla può impedirci di agire. Forza! Dobbiamo aprirci a nuove prospettive, chiedere opinioni a persone diverse e applicare correttezza ed empatia alle nostre interazioni con tuttə. Sono le piccole azioni quotidiane che creano una cultura dell'inclusione. Non esistono ostacoli troppo grandi da superare.